Di Antonio Picone

Il settore enologico è oggi uno dei settori d’eccellenza del commercio italiano e genera, secondo Coldiretti, un fatturato di circa 9,5 miliardi l’anno.

L’Italia è il più grande produttore di vino al mondo e ben il 12,9%, delle oltre 18.500 aziende, si trovano in Sicilia. Oltre a ciò l’isola può vantare anche diverse DOC e diversi vitigni autoctoni come il Nero d’Avola, l’Inzolia, il Grillo, il Nerello Mascalese, il Frappato, il Cataratto etc…

Per capire meglio la situazione enologica in provincia di Caltanissetta ci siamo avvalsi dell’enologo nisseno Dott. Giuseppe Picone. 

Nato a Caltanissetta (classe ’82) originario di Sommatino (CL), inizia ad appassionarsi al vino durante gli anni delle scuole superiori, presso l’Istituto Tecnico Agrario “sen. Di Rocco” – CL, tanto che incentrerà la tesi del suo diploma sul vino “Cerasuolo di Vittoria”; una tesi, che allora, fu così unica e innovativa da conquistare una pagina del giornale “La Repubblica” e di alcuni altri quotidiani locali. 

Questa passione lo porterà ad iscriversi all’Università di Pisa, presso la Facoltà di Agraria al Corso di Viticoltura ed Enologia, dove si laureerà come ‘Dottore in Viticoltura ed Enologia’ con una tesi, questa volta, che avrà come protagonista uno dei vini prodotti da lui stesso nelle campagne di Vittoria (RG), un rosso (frappato/nero d’Avola) chiamato Lazzarillo.

Il Dott. Picone infatti è stato sia produttore di vino in provincia di Ragusa sia enologo nelle provincie di Ragusa, Caltanissetta, Siena e da ultimo in California (USA). 

Data la sua preparazione ed il forte legame con il territorio d’origine, lo abbiamo intervistato riguardo il settore vitivinicolo nisseno, ma prima ancora gli abbiamo chiesto:

Di cosa si occupa esattamente l’enologo?

“Beh, detto in estrema sintesi ed in maniera assai semplificata, l’enologo è colui che sa fare il vino. Ma in realtà si tratta di una professione assai complessa che comporta una serie di conoscenze tecniche e scientifiche che vanno: dalla chimica del terreno alle conoscenze climatiche del luogo; dalla tipologia dei porta-innesto alle singole qualità dei vitigni; dall’uso dei fitofarmaci per prevenire o curare le viti alla concimazione ottimale dei terreni; dalle metodologie e tempistiche di potatura alla vendemmia e via dicendo. Poi una volta raccolta e selezionata l’uva, supervisionato i vari passaggi i cantina e, finalmente, riempite le vasche o le botti sarà sempre l’enologo a curare tutti i passaggi chimici e biochimici necessari come le fermentazioni etc… prelevando di volta in volta campioni ed analizzandoli in laboratorio, fino quando deciderà che è ora d’imbottigliare il vino.”

Bene fatta questa premessa, Le chiediamo: qual è lo stato del settore vitivinicolo a Caltanissetta?

“La provincia di Caltanissetta, in realtà, non ha mai avuto una grande tradizione riguardo la viticoltura poiché si sono predilette altre tipologie di colture. Confrontandola con le altre provincie siciliane, ad esclusione di Enna, risulta essere quella che ne produce di meno anche se negli ultimi 10/15 anni vi è stato un significativo aumento della produzione, del numero di cantine (una quindicina) e della qualità dei vini prodotti”.

Quali sono le DOC nissene?

“Le DOC (denominazione di origine controllata) della Sicilia, che rientrano nei confini della provincia di Caltanissetta, sono tre: la Riesi che comprende i territori dei comuni di Riesi, Butera e Mazzarino; la Contea di Sclafani che comprende i territori dei comuni di Vallelunga e Villalba; la Vittoria che comprende i territori di Gela, Niscemi, Mazzarino, Butera e Riesi; vi è, poi, la DOCG (denominazione di origine controllata e garantita) Cerasuolo di Vittoria che corrisponde ai territori della DOC Vittoria”

Precisa l’enologo Picone: “I vini DOC e DOCG sono quei vini che vengono prodotti seguendo un disciplinare di produzione in regioni circoscritte e tale disciplinare detta metodi di produzione ed utilizzo dei vitigni.”

Quali sono i vitigni che si adattano meglio al nostro territorio?

“Un po’ tutti i vitigni autoctoni siciliani si adattano bene al nostro territorio diversificandosi da una zona all’altra. Questo perché la nostra provincia, avendo un territorio prevalentemente collinare con altitudini ed esposizioni differenti e che si estende dal centro Sicilia fino alla costa, permette di avere una moltitudine di condizioni pedoclimatiche che insieme ai vitigni riescono ad esprimere una vasta e variegata gamma di sensazioni organolettiche che ritroviamo nei vini.”

Abbiamo delle eccellenze nel territorio nisseno? 

“Direi di sì! Esistono infatti, nella nostra provincia, dei vini che possono ben competere con vini di media-alta qualità prodotti altrove, ma sono davvero pochi. 

Per poterci avvicinare agli standard di aeree enologiche blasonate, dal punto di vista qualitativo e notorio, occorre un continuo lavoro di sperimentazione, ricerca e attenzione verso certi mercati di nicchia”. 

Il mondo del vino può essere utile allo sviluppo del nostro territorio?

“Certo che sì! Vede, oggi le cantine non sono solamente luoghi dove si produce vino, ma sono luoghi che ospitano eventi culturali, artistici, enogastronomici e di svago. Ciò significa, per un territorio, aumento del turismo, della ricchezza, della notorietà e dei consumi. Noi siamo molto lontani da questi risultati ma, a mio avviso, servirebbe maggiore e proficua cooperazione e dialogo tra le aziende vitivinicole e l’attenzione costante e fruttuosa da parte di organi competenti ed istituzioni. Per esempio, qui in California dove mi trovo io, la contea Napa Valley, di pari estensione alla provincia di Caltanissetta, in pochi decenni è diventata una delle aree enologiche più importanti del mondo, con una fortissima attrazione turistica, pur non avendo dietro nessuna antica tradizione vitivinicola”.

Le piacerebbe un giorno produrre vino nisseno?

“Perché no? Chissà, forse un giorno produrrò anch’io vino nisseno”.