Di Mario Nicoló Mattina

Non si illuda Caltanissetta. Non si illuda di fronte a chi si dichiara il primo partito o la prima lista, considerandosi una grande forza politica.
Non si illuda Caltanissetta. A chi prova a sorridere di fronte alla desolazione di un deserto senza sabbia.
Non contano i sorrisi o il bell’aspetto o la maggior capacità d’influenza, cosa quest’ultima che tiene le redini del pensiero dei più.

Ci vuole testa bassa, sognare e lavorare. Impegnandosi, dicendosi in faccia la verità. Senza mezze parole smorzate da finte emozioni.
Non siamo una grande città, ma abbiamo tutte le carte per far un buon gioco: le miniere, la posizione e la storia.
Senza storia non si ha identità, ci vuole una identificazione unitaria di ciò che si è stati, di ciò che nonostante le apparenze si è, e di ciò che si può essere.
Non memorie divise ma condivise.
Nessuno ha parlato che su circa 63.000 abitanti gli aventi il diritto al voto sono circa 56.000. Questo vuol dire che i ragazzi e ragazze fino al diciottesimo anno di età sono circa 7.000.
Una città che ha paura, diretta o indiretta, di nascere.
Perché chi dovrebbe servire nei servizi, pubblici e privati, non servono.

Ovviamente non tutti sono così e molte persone vogliono servire.
Bisogna quindi con più forza recuperare il senso della propria esistenza, e l’originalità della propria identità. Riscoprirsi un popolo unito, non tanto geneticamente ma da una storia comune che è quella di ciascuno che si realizza nel benessere comunitario.
L’ ubuntu africano, filosofia di vita, dice che: “io sono ciò che sono in virtù di ciò che sono tutti”.
Senza l’altro diverso da me non c’è prospettiva futura di prosperità nel benessere comunitario.
Benessere che è da intendere come “essere-bene”, cioè vivere bene. Questo deve essere l’obiettivo comune.
Facciamo un passo indietro e impariamo a camminare dal passato.