di Giulio Scarantino

“Noi 2000 siamo figli di una generazione di mezzo che non ci ha educati alla politica, ma adesso vogliamo più spazio. Non c’è più tempo, adesso tocca a noi”

Greta Tassone (Giovani Democratici)

Come e quando nasce la tua passione per la politica?

A casa mia, nessuno ha mai masticato tanta politica. Sicuramente ho iniziato con la scuola, le rappresentanze di istituto, l’impegno della rappresentanza, i pomeriggi con i miei compagni a creare il programma elettorale. Da quel momento, in terza superiore, non ne sono venuta più fuori. Dopo con la Rete degli Studenti e il Circolo Aut ho iniziato a conoscere la politica vera e propria, a definire la mia idea di mondo. Quei valori, che sono ancora gli stessi oggi, hanno evidenziato la spaccatura tra le mie idee e quelle di mia madre che ricordo quando ero bambina sosteneva Forza Italia e Berlusconi. Come la giustizia sociale, i valori dell’eguaglianza, della solidarietà. Anche il servizio scout mi ha aiutata nella formazione personale e soprattutto mi ha permesso di essere vicina ai più deboli.

Tu hai frequentato ambienti dove i giovani si interessano alla politica, ma la tendenza di questi ultimi anni sembra essere di ragazze e ragazzi sempre meno interessati rispetto al passato. E’così? Perché secondo te?

Il mio più grande problema degli anni di rappresentanza a scuola o alla rete degli studenti è sempre stato il disinteresse dei miei compagni di classe o dei miei amici. Io credo che siano tre le motivazioni principali e che spesso esulano dalla responsabilità della mia generazione: prima di tutto la Scuola che non incoraggia all’attivismo. In tutti gli anni di rappresentanza mi sono sentita come “un problema” per la scuola, per le attività o quando ho provato ad esprimere un pensiero critico su determinati argomenti in classe. Poi credo che la mia generazione sia figlia di una generazione di mezzo che si è trovata con tutti i diritti acquisiti. Non hanno lottato, non hanno fatto battaglie per libertà che hanno dato per scontate. Così non ci hanno educato alla politica, non l’hanno più vissuta attivamente. Il terzo motivo è che fare politica è un investimento di tempo che non ti restituisce denaro o aspettative economiche. In questa società sempre più legata al denaro non c’è tempo per la politica. I giovani investono nell’università per le aspettative lavorative, mentre vivono con disillusione la politica perché i risultati materiali sembrano lontani o addirittura irraggiungibili. Per questo sentimento fare politica non è “di moda”, non si sponsorizza sui social, anzi vieni presa per una “sfigata”.

A proposito di generazioni precedenti, quali errori hanno reso Caltanissetta ultima nella classifica per vivibilità del Sole 24 Ore e città da cui fuggire?

L’errore più grande è stato non dare fiducia ai più giovani, non creare spazi per noi. Le amministrazioni comunali in questo non si sono mai smentite. Le nostre iniziative sono sempre state viste con indifferenza e disinteresse a favore invece dei più adulti che in quanto tali hanno suscitato maggiore fiducia.  E poi credo che a Caltanissetta sia mancata la cultura dell’insieme. Troppi egoismi. Anche negli eventi, non c’è mai una visione di insieme ma sempre individualismi.

Questa condizione è cambiata con la nuova amministrazione?

Non voglio dire che si è aggravata ma sicuramente non c’è stato nessun miglioramento. Purtroppo con l’amministrazione attuale a me è venuto particolarmente difficile avere un dialogo.

Adesso come Giovani Democratici stiamo portando avanti alcune proposte per il Comune, abbiamo cercato più volte di contattarli ma non abbiamo avuto risposte. Chiederemo un incontro con il Sindaco Gambino. Anche gli altri circoli del Partito Democratico non hanno avuto risposte. Speriamo però, anche attraverso il nostro consigliere comunale Annalisa Petitto, di essere ascoltati.

Su quali temi dovrebbe agire l’amministrazione secondo te e quindi secondo voi Giovani Democratici?

Sicuramente creare spazio per i giovani. Prima di tutto aule studio. Per noi studenti universitari è impossibile studiare in un luogo pubblico a Caltanissetta. Esiste solo la Biblioteca Scarabelli ma anche questa deve essere implementata. Provate a scrivere una tesi con i testi della Biblioteca, è impossibile. Soprattutto in questo periodo di Pandemia tanti giovani sono tornati in città e stanno studiando a distanza, per noi è importante avere delle aule studio. Nella classifica del Sole 24 Ore siamo ultimi anche per il rapporto tra giovani e aule studio. Poi ovviamente sul trasporto pubblico, rendere le tratte degli autobus più efficienti ed informare sul servizio magari con un’app intuitiva. E infine il superamento delle barriere architettoniche, su questo siamo proprio indietro.

E la mobilità sostenibile? Caltanissetta è tra le città che usufruisce del bonus mobilità: biciclette elettriche, monopattini, possono essere un mezzo alternativo?

Prima bisogna sistemare le strade, creare delle zone a traffico limitato. Oppure sarà impossibile utilizzare biciclette e monopattini elettrici. Su questo, l’apertura del traffico in centro storico è un contro senso.


Hai chiesto più spazio per i giovani nelle decisioni pubbliche, questo vale anche per il tuo partito oppure potete ancora aspettare? Deve esserci un ricambio della classe dirigente o c’è ancora tempo?

Assolutamente no, il ricambio deve avvenire nel più breve tempo possibile. Soprattutto in Sicilia. Intanto fortunatamente il PD regionale è uscita finalmente dal commissariamento e abbiamo anche noi il nostro segretario. Stiamo cercando di andare avanti con il commissariamento dei Giovani Democratici. Si, la classe dirigente va rinnovata, non c’è più tempo, adesso tocca a noi. L’altro giorno ascoltavo Elly ShleIn e diceva una cosa verissima: molti giovani si iscrivono all’ANPI o Legambiente mentre non si iscrivono al partito, questo perché le associazioni sono chiare nei loro obbiettivi mentre il Partito Democratico no. Se questa distanza della classe dirigente del Partito Democratico la sentiamo noi stessi dei Giovani Democratici , figuriamoci chi è all’ esterno. Forse è questa mancata chiarezza sui temi, l’incapacità di ascoltare che allontana i giovani. Io sono convinta che la sinistra debba ripartire dal Partito Democratico, ma questo deve rinnovarsi, avere attenzione più particolare ai temi e deve farlo subito.

Ci sono dei punti di riferimento in questa classe dirigente?

Non so…

Penso ad esempio al Ministro Giuseppe Provenzano?

Si, Peppe Provenzano si. E’ forte!”

Un’ ultima domanda, Caltanissetta tra vent’anni?

Non sono molto ottimista. La immagino sempre più vuota.  Abbiamo perso una grande occasione con l’università Kore’ e questa non la posso proprio digerire. Ad ogni modo se prima vedevo solo il negativo, adesso mi sono accorta che ci sono tante persone che si stanno spendendo per migliorare la condizione di Caltanissetta. E questo voglio farlo anch’io, senza arrendermi.


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